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STORIE DAL PIANETA TERRA

MANDRILLI

 
Foto di Simone Sbaraglia
Testi di Simone Sbaraglia e Francesca Bongarzoni​

Corso Fotografia Composizione Linguaggio Fotografico
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Alla ricerca dei mandrilli nella giungla del Gabon

Spiagge tropicali dalle quali è possibile ammirare delfini e balene raggruppati a largo nel mare di fronte a noi, mentre gli ippopotami nuotano e gli elefanti arrivano per cibarsi vicino alla riva; foreste equatoriali, paradiso per gorilla, scimpanzé, elefanti africani e molte altre specie minacciate, questo è il Gabon, uno dei paesi più sviluppati sia dal punto di vista economico che sociale dell'Africa centrale, un paese che ospita le ultime meraviglie naturali ancora esistenti.
 
Grazie ai 13 parchi istituiti di recente, si spera che il Gabon possa avere un ruolo di primo piano nel difendere la biodiversità africana. Allo stato attuale le aree protette ricoprono circa il 12% del territorio del paese, per una superficie complessiva di quasi 30.000 chilometri quadrati, inclusi tratti di costa incontaminata.
 
Il Gabon, a differenza di altri paesi africani, sta attuando una politica di sfruttamento sostenibile delle sue immense risorse forestali, che ricoprono circa l’85 per cento della superficie del paese.
Inoltre, il 20 per cento della flora presente sul territorio non si trova in nessun altro luogo del pianeta. Va da se che questi luoghi, da un punto di vista naturalistico, siano una meta molto interessante.
 
Il mio viaggio si svolge nel parco di Lekedi, a sud est del Gabon, dove si estende una giungla fittissima e quasi impenetrabile.
Per una settimana ho camminato, insieme alle mie guide, nella folta vegetazione per cercare di fotografare i Mandrilli.
Le condizioni ambientali sono difficilissime, si procede molto lentamente, il fango arriva alle ginocchia e ad ogni passo bisogna farsi strada con il machete. L’umidità è ai massimi livelli e il caldo si fa sentire, sembra di essere immersi in un bagno turco. Sciami di insetti e zanzare si infilano sotto ai vestiti e invadono tutta l’attrezzatura, che va continuamente asciugata e ripulita.
È una situazione dove le difficoltà ambientali sono predominanti, tuttavia la sensazione è quella di essere immerso in un ecosistema integro; in questi luoghi il turismo quasi non esiste, la natura impervia non facilita la presenza dell’essere umano e la natura rimane incontaminata.
Come ogni volta che mi trovo in questo tipo di giungla ogni tanto ci fermiamo per dissetarci e bere il succo della “liana ad acqua”.
Si taglia questo grosso ramo della liana e ne fuoriesce una quantità di acqua tale che potremmo fare tutti una doccia.
L’acqua è fresca e cristallina e ci permette di avere un minimo di ristoro per riprendere così la nostra ricerca dei mandrilli.
I mandrilli sono una specie di babbuini, vivono soltanto nella foresta pluviale dell’Africa Equatoriale, hanno l’aspetto di larghi scimmioni e sono identificabili per i colori del volto.
Sono abbastanza timidi e solitari e avvicinarli in un primo momento non è facile.
Man mano che procediamo attraversando la giungla con tutte le difficoltà possibili, cercando di non perderci, incontriamo alcuni esemplari, ma raggiungerli ed entrare in confidenza non è facile. Non sono abituati alla presenza dell’uomo e sono immersi nel loro habitat in modo totale. Man mano che ci facciamo strada fra la vegetazione riesco finalmente ad avvicinare un esemplare maschio, lo riconosco subito dai colori inconfondibili del muso e quelli del pelo sul posteriore, i mandrilli sono probabilmente i mammiferi più colorati al mondo.
La pelle del muso degli esemplari maschi presenta queste forti tonalità di rosso e di blu, con tutte le sfumature intermedie. Anche il manto peloso che ricopre il posteriore presenta le stesse tonalità.
Tutti questi colori si accendono e diventano brillanti quando l’animale è eccitato.
Sono primati onnivori, si cibano di frutti, radici e piccoli animali come insetti, rettili e anfibi, come fanno anche altre scimmie, sono soliti conservare piccole riserve di cibo all’interno delle guance.
I mandrilli passano quasi tutta la loro giornata a terra, in cerca di cibo, si muovono continuamente e abbastanza velocemente nella fitta giungla, ma per passare la notte amano arrampicarsi sugli alberi per cercare un giaciglio confortevole.
 
I mandrilli vivono in branchi, dominati da un esemplare maschio, che contano circa una dozzina o più di esemplari femmina con i loro piccoli.
L’incontro con i gruppi di famigliole è sempre molto emozionante, anche i mandrilli, come molti altri primati, hanno un comportamento amorevole con i piccoli.
A volte i branchi si riuniscono in gruppi più grandi, che comprendono più esemplari maschi e possono arrivare a formare gruppi anche di 200 individui.
Usano i loro lunghi canini per difendersi o per spaventare. Tuttavia, fra i mandrilli, mostrare i denti l’uno con l’altro è considerato un gesto amichevole.
 
Sembra che il capo-branco difenda con grande temerarietà le femmine e i piccoli e si trasformi, se adirato, in un terribile avversario. Eppure sorprende l'elevato numero di mandrilli che ogni anno sono vittime della caccia illegale.
Anche se in Gabon queste scimmie rientrano fra le specie protette, come spesso purtroppo accade, non è difficile che diventino facili prede per coloro che li considerano cibo prelibato.
Anche la riduzione dell’habitat costituisce un pericolo per la vita di questi coloratissimi primati
 
L’accoppiamento è preceduto da una corte serrata, nella quale il maschio segue la femmina emettendo continuamente suoni simili a grugniti e digrignando i denti, fino a quando essa non capitola. Il segnale di disposizione all'accoppiamento da parte della femmina consiste nel suo mostrare il posteriore al maschio, che a questo punto la monta.
Dalla gravidanza del mandrillo nasce un solo cucciolo, che resta solitamente attaccato al ventre materno fino a quando non è in grado di seguire il gruppo autonomamente. La madre gioca col piccolo e stabilisce con lui un profondo legame affettivo, che fra femmine dura per tutta la vita, mentre con i maschi dura fino alla maturità sessuale, quando il figlio è costretto ad allontanarsi dal gruppo.
Nelle cure parentali, oltre alla madre, è coinvolto anche il padre, non è difficile infatti osservare un esemplare maschio intento a far giocare i piccoli, oppure vederlo impegnato della pulizia del pelo del cucciolo. Ruolo molto importante dei maschi è anche quello di proteggere i propri cuccioli, tenendo lontano i maschi rivali.
Quando un piccolo mandrillo scuote la testa e le spalle, i suoi genitori sanno che sta chiedendo di essere coccolato.
 
Una curiosità interessante: pare che quando un mandrillo maschio sta per intraprendere una lotta con un altro maschio, prima di iniziare il combattimento, con una fortissima capacità di premeditazione, sradichi dal terreno una pianta di iboga e ne mangi la radice; la radice di iboga si dice che abbia effetti allucinogeni. Arrivati gli effetti della radice, lo scimmione sarebbe pronto ad intraprendere la lotta.
 
A differenza di altre specie di primati come il gorilla e lo scimpanzé, dei mandrilli si sa ancora poco, perciò, al parco Lékédi è stato avviato il cosiddetto Progetto-Mandrillo.
Piazzando un microchip sull’orecchio di un centinaio di mandrilli, stanno monitorando il loro comportamento. Due uomini seguono costantemente, notte e giorno, i vari branchi per prendere nota di ogni movimento e comportamento dei gruppi.
Presto ne sapremo molto di più su questi affascinanti scimmioni dalla testa enorme e dai colori sfavillanti.



 
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