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STORIE DAL PIANETA TERRA

SCIMPANZE' - UGANDA

 
Foto di Simone Sbaraglia
Testo di Simone Sbaraglia e Francesca Bongarzoni​

Corso Fotografia Composizione Linguaggio Fotografico
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Scimpanzè

Lo Scimpanzè (Pan troglodytes) appartiene alla famiglia delle “grandi scimmie” presenti in Africa, insieme ai bonobo e ai gorilla, ne fanno parte anche gli orangutan indonesiani.

Gli scimpanzé vivevano un tempo in tutta la fascia equatoriale del continente africano dove attualmente si trovano ben venticinque paesi e si può stimare che, verso la fine del diciannovesimo secolo, ce ne fossero, nelle foreste africane di quest’aerea, circa due milioni di individui. Oggi purtroppo questo numero è fortemente diminuito e le stime attuali contano meno della metà degli esemplari rispetto a cento anni fa. Non serve uno scienziato per comprendere che gli scimpanzè sono una specie fortemente a rischio.

Per fotografare questi scimmioni ho passato qualche settimana nella giungla dell’Uganda, cercando di seguire lo stesso gruppo e studiandone attentamente i comportamenti.
Condividiamo con gli scimpanzè il 99% del patrimonio genetico, basta passare qualche giorno in compagnia di queste scimmie per restare letteralmente a bocca aperta nel vedere quanto siamo simili.
I legami familiari sono per gli scimpanzè molto importanti. La famiglia resta unita a lungo ed i piccoli stabiliscono un rapporto di dipendenza dalla madre; abbracci, baci, tenersi per mano, darsi pacche sul dorso sono atteggiamenti della loro vita quotidiana.
La costruzione di strumenti utili alla vita quotidiana e la manutenzione degli stessi è affidata agli individui adulti, i quali le trasmettono ai più giovani, di generazione in generazione, con un sistema di apprendimento molto ben organizzato basato sull’osservazione e l’imitazione.
La capacità espressiva di uno scimpanzè poi non lascia alcun dubbio alla vicinanza con noi esseri umani. Espressione del viso e linguaggio del corpo per esprimere gioia e paura, tristezza e felicità, ma anche apprensione, ansia, osservandoli per un po’ di tempo ho imparato presto a capire e decifrare i loro stati d’animo, è stato molto emozionante prendere coscienza del fatto che tanto negli uomini quanto negli scimpanzé questi gesti compaiono nello stesso contesto, e vogliono quindi comunicare lo stesso concetto.
Il contatto fisico amichevole è, proprio come per noi, fondamentale nelle comunità degli scimpanzè, serve per mantenere buoni rapporti tra loro, per ristabilire l’amicizia dopo una lite.
Le smorfie di paura quando sono nervosi o impauriti, possono essere paragonate a quei sorrisetti tesi tipici di quando ci troviamo in una situazione di imbarazzo o di tensione.
E proprio per questa somiglianza che ci accomuna, gli scimpnazè sono fra le scimmie più osservate e studiate.
Non ci stupisce che alcuni ricercatori abbiano avanzato la proposta di includere gli scimpanzé nello stesso genere degli esseri umani, chiamandoli Homo Troglodytes.
Alcuni esemplari di scimpanzè che vivono in cattività sono stati in grado di imparare il linguaggio americano dei segni, memorizzandone anche più di 300, hanno dimostrato abilità nel calcolo, capacità di ragionamento, astrazione, generalizzazione, rappresentazione simbolica, di provare emozioni ed aver consapevolezza di sé stessi.
In un primo momento la somiglianza, nella diversità, potrebbe spaventare, potrebbe rendere diffidenti, ma l'osservazione, la vicinanza e poi l'abbandono alla bellezza dell'ordine naturale, alla fine infonde sicurezza. E, al di là di tutti gli studi scientifici, capisci quanto la loro vita in libertà sia importante.

Gli scimpanzé vivono in gruppi sociali chiamati comunità (o unità).
Si spostano in piccoli gruppi fino a 6 individui, con un leader (maschio o femmina) che cambia spesso, allontanandosi per conto proprio per un po' o per unirsi ad altri gruppi, alle volte si riuniscono in un unico grande gruppo.
Le madri con i figli ancora dipendenti stanno sempre insieme.
Anche i fratelli o le coppie di amici maschi spesso viaggiano insieme.
Il contatto tra membri di gruppi sparpagliati è mantenuto per mezzo di richiami vocali come urli (pant hoots). Ogni individuo per farsi riconoscere emette un proprio grido caratteristico. All’interno della comunità vige una gerarchia maschile, più o meno lineare, con un maschio dominante detto “maschio alfa”.
Anche le femmine hanno una gerarchia anche se un poco più confusa.
Tutti i maschi adulti dominano sulle femmine. Mantenere questo potere porta gli scimpanzè ad attuare comportaementi spesso conflittuali che a volte si basano sulle semplici schermaglie, altre volte sfociano in attacchi diretti e lotte feroci.
I maschi di una comunità sorvegliano costantemente i confini del loro territorio e se riscontrano un pericolo non esitanano ad attaccare l'avversarrio.
Il mondo degli scimpanzè è permeato di estrema brutalità e violenza, i più deboli sopperiscono.
Jane Goodhall (famosa primatologa e studiosa di scimpnzè) fu la prima ad osservare che gli scimpnazè si nutrono di carne che si procurano con delle vere e proprie battute di caccia.
Prima di questa scoperta, si presumeva che gli scimpanzé fossero vegetariani e che mangiassero solo frutti e foglie.
La strategia di caccia è notevolmente organizzata: i cacciatori in branco accerchiano la preda, chiudendo all'animale qualsiasi via d’uscita, mentre uno scimpanzé adolescente arriva lentamente dietro la preda, una volta catturata, si avventano su di essa con grande eccitazione per dividersi le parti della carcassa. La maggior parte della preda viene mangiata, incluso il cervello.

Alcune femmine risultano più attraenti di altre perciò il maschio dominante sceglie la sua compagna per l'accoppiamento, è possessivo nei confronti della prescelta, cerca di evitare che si accoppi con altri maschi, ma non sempre ci riesce.
Ci sono casi in cui invece, si instaura una vera e propria relazione “coniugale” fra un maschio e una femmina in estro, in questo caso il maschio cerca di convincere la femmina ad accompagnarlo in una zona periferica della comunità. Se riesce nell'intento di portarla con sé lontano dagli altri maschi fino al tempo dell’ovulazione, la cosa è fatta e la coppia avrà buone possibilità di avere un cucciolo.
Perfino i maschi che occupano i ranghi più bassi della gerarchia possono diventare padri, se riescono ad allontanare in tempo una femmina che si trovi nel ciclo riproduttivo e non sia ancora interessante per i maschi dei ranghi più alti.
Anche l'infanzia degli scimpanzè è simile a quella umana, nel primo periodo i cuccioli dormono e prendono il latte nel grembo materno, fino a 5 anni sono fortemente dipendenti da lei. Quando nasce un fratellino, il maggiore rimane ancora emotivamente dipendente dalla madre e continua a spostarsi con lei per i successivi 3 o 4 anni. Tali legami tra la madre e i nuovi nati, così come tra i fratelli, possono protrarsi per tutta la vita.
I piccoli imparano tantissimo, sono curiosi e, grazie all’osservazione dei comportamenti degli altri, alla capacità di imitazione, e alla pratica delle azioni osservate, le abilità degli scimpanzè si tramandano di generazione in generazione.
Quando accade che muoia la mamma il piccolo scimpanzè mostra segni di depressione e smette di giocare e di nutrirsi, rischiando spesso la propria sopravvivenza.
I fratelli e le sorelle maggiori, spesso adottano i piccoli rimasti orfani, alle volte il piccolo viene adottato da altre famiglie.

La somiglianza di DNA fra noi e loro fa sì che gli scimpanzè possano purtroppo contrarre praticamente tutte le malattie infettive umane conosciute.
Questo è anche uno dei motivi per cui sono usati per la ricerca scientifica.
Putroppo la vita di questi animali nei laboratori di ricerca è al limite del concepibile, anche se i ricercatori hanno cominciato ad ammettere che gli scimpanzè abbiano il diritto di vivere dignitosamente la cattività, noi ci auguriamo che presto ne sia vietato l’utilizzo a scopo di ricerca scientifica.

Cosa invece ci rende diversi dagli scimpanzè?
La più importante differenze fra esseri umani e scimpanzè è la mancanza da parte loro di un linguaggio parlato.
L'essere umano è in grado di trasmettere ed insegnare avvenimenti o cose non presenti, fare progetti per il futuro, discutere un’idea in modo che diventi il risultato della saggezza di un gruppo, questo grazie al linguaggio che nell'evoluzione umana ha fatto sì che la nostra specie divenisse così dipendente dal comportamento trasmesso culturalmente.
Insomma, il nostro intelletto sminuisce quello del più dotato scimpanzé e allora viene da chiedersi perchè gli Simpanzè siano nella lista delle specie minacciate e, nonostante siano protetti in molti stati dai regolamenti CITES (Convention for International Trade of Endangered Species), sono a rischio d'estinzione.
Il loro habitat è stato in gran parte distrutto e tuttora è gravemente minacciato.
Inoltre la diffusione di malattie quali ebola o altre infezioni che possono essere loro trasmesse anche dall’uomo, non ha fatto che aggravare la già minacciata sopravvivenza di questa specie.
E anche in un paese attento come l'Uganda, spesso gli simpnzè sono vittime degli agguati dei bracconieri, in altri paesi addirittura gli scimpanzé vengono abitualmente cacciati per essere mangiati (la cosiddetta “bushmeat”), ed in molti altri ancora sono oggetto di traffici illeciti destinati a collezionisti o laboratori di ricerca occidentali ed asiatici.
E allora, parafrasando Jane Goodhall. "Lo stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una specie e il benessere di tutti gli esseri viventi". (dal sito janegodall-italia.org)



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