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STORIE DAL PIANETA TERRA

I Gelada, le scimmie di montagna

 
Foto di Simone Sbaraglia
Testi di Simone Sbaraglia e Francesca Bongarzoni​

Corso Fotografia Composizione Linguaggio Fotografico
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I Gelada, le scimmie di montagna

Lo scenario che si gode dalle montagne etiopi del parco di Simien è unico al mondo, possiamo dire, senza alcun dubbio, che i Gelada assistano quotidianamente ai tramonti più suggestivi che possa capitare di vedere in giro per il globo. I panorami di cui godono da lassù sono tersi e i colori del cielo e del paesaggio assumono sfumature difficili da ritrovare altrove.
 
Il babbuino Gelada (Theropithecus gelada) vive soltanto sugli altopiani pietrosi dell'Etiopia fra i 4000 e i 5000 metri di altitudine, è classificato nella IUCN come Least Concern (declino preoccupante).
I Gelada, insieme agli esseri umani, sono i primati più terricoli del mondo. Si cibano principalmente d'erba e sono considerati gli ultimi esemplari viventi delle antiche scimmie che abitavano le praterie.
 
Arrivare su questi monti è stata un’esperienza piuttosto difficile. Avevo pianificato il mio viaggio con minuziosità. Dovendo salire a 400 metri e poi fare molti chilometri su strade piuttosto accidentate avevo affittato un fuoristrada.
Sapevo che avrei dovuto fare molti chilometri a piedi ogni giorno per seguire gli spostamenti delle scimmie, ma non immaginavo che, alla fine, il mio viaggio si sarebbe svolto principalmente camminando.
Dopo un giorno dal mio arrivo in Etiopia infatti, il motore del fuoristrada ha iniziato a fare i capricci. Così la guida che era con me ha improvvisato un equipe di meccanici insieme a tutti gli abitanti del villaggio: nel giro di un paio d’ore del motore del mio fuoristrada non era rimasto che qualche bullone.
Rassegnato ho proseguito il mio viaggio con l’unico mezzo che mi era rimasto...le mie gambe.
 
I Gelada sono primati molto affascinanti, fanno schioccare le labbra in un modo particolare che sembra stiano conversando, gli scienziati li stanno studiando da anni, per cercare di capire quanto ci sia di simile fra il loro modo di comunicare ed il linguaggio umano, sembrerebbe infatti che il flusso complesso di suoni che emettono abbia lo stesso ritmo del linguaggio umano. 
Anche il sistema sociale sembra essere collegato alle loro capacità vocali: i Gelada vivono in gruppi piuttosto numerosi e restano insieme per molti anni, i maschi hanno lunghe relazioni con le femmine, la struttura sociale è di tipo matriarcale, spesso i gruppi si riuniscono in branchi di oltre cento esemplari.
 
Interagire con loro è stata un’esperienza piena di soddisfazioni, seguirli a piedi a quell’altitudine non è stato facile, si spostano tutto il giorno in cerca di cibo.
Per fortuna sono scimmie piuttosto confidenti e avvicinarli non è stato poi così difficile.
Come sempre, quando arrivo in un luogo nuovo, ci vuole del tempo per stabilire un contatto, mi piace che gli animali si fidino di me, soltanto a quel punto so che posso scattare. Nel momento in cui sento che le distanze sono state abbattute ho la consapevolezza che l’animale è pronto a mostrarsi, a collaborare, non ha più paura e non scapperà.
Nello specifico i Gelada hanno partecipato moltissimo, con la curiosità che solo i primati sono in grado di mostrare.
 
Molto spesso, per procacciarsi il cibo, le famiglie dei Gelada si uniscono formando gruppi che vanno dai 30 ai 350 esemplari. Nei periodi in cui il cibo abbonda, si possono avvistare branchi che contano più di 600 esemplari.
Per tre settimane ho seguito lo stesso gruppo, molto numeroso, ogni giorno ho percorso con loro circa 20 km per osservarli ed immergermi nel loro habitat. Su queste montagne si creano delle condizioni di luce veramente uniche, all’alba e al tramonto le rocce assumono colorazioni dalle mille sfumature ed il cielo è così denso di colore che sembra di poterlo afferrare e stringere fra le mani.
 
I Gelada sono una specie superstite di un’antica dinastia di scimmie erbivore che popolavano l’Africa tre milioni di anni fa.
Tutte queste specie scomparvero quando il continente africano si riscaldò e le sue immense praterie si seccarono.
I Gelada cercarono rifugio dal riscaldamento globale in corso spingendosi verso l’alto e andando a vivere sui freschi prati d’altura, che le montagne dell’Etiopia centro-settentrionale ancora oggi conservano, diventando così scimmie uniche nel loro genere.
Questa casa ad alta quota è caratterizzata da scarpate rocciose molto ripide alle quali i Gelada si sono adattati in modo così perfetto che di notte discendono lungo le gole a strapiombo per dormire sui cornicioni rocciosi, rannicchiandosi l’uno contro l'altro, per riscaldarsi a vicenda.
Come tutte le scimmie che vivono al freddo, i Gelada hanno un nutrito manto di peli. I maschi adulti hanno anche una folta e bionda criniera leonina.
                                                    
Ma non sono soltanto le caratteristiche morfologiche e del linguaggio ad attrarre l’attenzione dei ricercatori su questi primati, i Gelada hanno anche una particolarissima organizzazione sociale.
Il nucleo dell’aggregazione sociale è la famiglia, come in molte specie di primati i legami di parentela sono di primaria importanza. La cosa che differenzia i Gelada dalla maggior parte degli altri primati è che all’interno di ogni nucleo familiare sono unicamente le femmine a prendere decisioni, gestendo loro la vita di tutti i giorni.
Si può quindi decisamente affermare che i Gelada abbiano una struttura sociale di tipo matriarcale.
I maschi infatti, nella società dei Gelada, non hanno voce in capitolo in nessuna questione collettiva: il loro ruolo è sempre subordinato alle necessità e ai voleri delle femmine.
Il nucleo familiare di base è solitamente composto da due ad otto femmine, dai loro cuccioli e da un maschio “dominante” riconoscibile per la macchia rossa sul petto.
A questo gruppo base possono alle volte associarsi altri maschi subordinati, ma è comunque solo il maschio dalla cosiddetta “macchia sanguinante” ad avere il diritto di riprodursi con le femmine.
 
La particolarissima dieta erbivora dei Gelada ha fatto sì che essi evolvessero caratteristiche diverse dagli altri primati e uniche nel loro genere.
L’area di pelle glabra che hanno al centro del petto è valsa ai Gelada l’appellativo di “scimmie dal cuore sanguinante”.
Una leggenda narrata dalle popolazioni etiopi racconta che la macchia sul petto venne inferta ai Gelada da Dio stesso per punirli della loro cattiveria.
Le popolazioni locali vedono queste scimmie come un pericolo per le loro coltivazioni, infatti i Gelada a volte si spingono a valle facendo razzia dei frutti dei campi. I contadini etiopi considerano questo un comportamento cattivo e sicuramente degno di una stimma divina.
Gli scienziati sono però convinti che l’area di pelle glabra non abbia nulla a che vedere con le buone o cattive maniere dei Gelada, è piuttosto un indicatore di stato sessuale.
Molte scimmie utilizzano l’area perianale per segnalare la ricettività sessuale.
Ma le femmine di Gelada, passano molto del loro tempo sedute a strappare l’erba dai prati, in questa posizione il loro posteriore non è visibile. Dunque, per segnalare la loro disponibilità sessuale, hanno sviluppato anche sul petto un’area glabra a forma di “V” rovesciata.
Nelle femmine, questa zona di pelle rosa diviene di un brillante scarlatto durante il periodo di fertilità.
Nei maschi, invece, il colore è vessillo dello stato gerarchico: rosa pallido per i maschi giovani o subalterni, rosso sangue per i maschi “dominanti”.
 
Anche la conformazione delle mani di queste scimmie è unica fra tutti i primati.
Hanno mani più robuste di ogni altro primate e questo consente loro di estrarre dal terreno radici e tuberi durante i mesi invernali quando l’erba scarseggia.
I Gelada, inoltre, hanno anche il più alto indice di opponibilità fra le prime due dita della mano.
Anche questa caratteristica sembra essere un adattamento anatomico alla dieta erbivora, infatti, in un ambiente avaro di cibo come quello d’alta montagna ottimizzare la raccolta dell’erba è un fattore altamente selettivo e la caratteristica forma delle mani fa sì che, con velocità ed efficienza, possano cogliere le lame d’erba una ad una e poi scegliere le migliori.
 
Come già detto, le singole unità familiari spesso si uniscono in gruppi anche molto numerosi.         
Le femmine decidono tutto quello che farà il gruppo: dove e quanto pascolare, quando muoversi e dove dormire. Sono inoltre loro a scegliere, fra i maschi disponibili, il loro capofamiglia.
Quando un giovane maschio raggiunge la maturità sessuale (fra i 5 e i 7 mesi) lascia l’unità natia per unirsi ai clan di maschi che orbitano usualmente intorno alle famiglie precostituite.
Le femmine hanno un potere enorme: oltre a decidere su tutte le questioni pratiche della vita, ogni azione dei maschi è tesa a guadagnare i loro favori perchè l’unico modo che un Gelada maschio ha di riprodursi è quello di venire scelto dalle femmine.
Quando questo avviene, la scena che si presenta è davvero drammatica.
Mentre la famiglia pascola compatta, le femmine del gruppo hanno già deciso che il maschio attuale non è più adatto a ricoprire il ruolo di capofamiglia.
Da quel momento in poi è già tutto stabilito: viene scelto un sostituto e tutte le femmine si alzano all’unisono, allontanandosi dal vecchio “dominante” e sedendo vicino al nuovo maschio, il prescelto.
Nel giro di una notte la macchia sul petto del capofamiglia destituito perde tutto il suo colore e ritorna rosa. Nello stesso brevissimo arco di tempo, quella del nuovo “dominante” diventa rossa.
Già dal mattino successivo il nuovo ordine sociale è evidente a tutti.
 
Ma per il “fortunato” maschio scelto dalle femmine, i problemi sono solo all’inizio.
Infatti il nuovo capofamiglia sarà più uno schiavo che il sultano dell’harem! Il capofamiglia dovrà, da questo momento in poi, soddisfare ogni richiesta delle femmine.
Dovrà mostrare affetto occupandosi del grooming (lo spulciamento ritualizzato), dovrà proteggere la famiglia difendendola dai predatori o da altri maschi e dovrà soddisfare le richieste sessuali delle femmine del gruppo.
La vita del Gelada maschio dominante è altamente stressante e ad ogni calo di performance, incombe per lui l’incubo della destituzione! basta una semplice defaiance nello spulciare tutte le femmine del gruppo, che il pericolo di essere sostituito si fa reale.
Nessun maschio di Gelada riesce a condurre questa vita per più di quattro o cinque anni, alla fine le femmine lo sostituiscono sempre con un esemplare più giovane e prestante.
Il decaduto potrà allora rimanere nel gruppo come un anziano “nonno”: aiuterà a crescere i piccoli e a tenere lontani i predatori.
 
Il nuovo capofamiglia, di contro, non avrà molte attenzioni per i figli del destituito, ma, a differenza di altre specie di scimmie, un maschio di Gelada non oserebbe nemmeno ringhiare ai cuccioli, anche se figli di un altro, perché, anche in questo caso, la paura della reazione delle femmine detta le regole. Difatti, nulla fa arrabbiare le femmine Gelada più della cattiveria verso i piccoli. I maschi lo sanno, e si comportano di conseguenza.
 
Anche queste scimmie, purtroppo, nonostante vivano in un ambiente così impervio e difficile da raggiungere per l’essere umano, non sono al sicuro.
I Gelada, come la maggior parte degli animali in pericolo di estinzione, sono minacciati dall'agricoltura invasiva che distrugge le praterie e dalle popolazioni indigene che li cacciano per impossessarsi delle loro magnifiche criniere, usate nei rituali tribali di iniziazione.




 
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